Mismatch: la scelta post diploma

07.07.2021
La scelta del percorso post-diploma è veramente una decisione consapevole? I dati sembrano dirci di no. Soprattutto, ciò che emerge è l'insoddisfazione degli studenti universitari rispetto alle materie insegnate e alla qualità degli atenei.Dunque, la mancanza di un percorso di orientamento vero impedisce a molti giovani di trovare la propria strada, causando cambi di ateneo e di corso di laurea, se non addirittura l'abbandono degli studi.Inoltre, sappiamo che i laureati affrontano molte difficoltà non solo a trovare un lavoro, ma anche ad evitare il problema dell'over-education, nonostante esistano delle eccezioni, come nel caso dei diplomati negli Istituti Tecnici Superiori (ITS).Insomma, il problema del mismatch e della mancanza di lavoro dopo l'università è una questione dalle diverse sfaccettature, che riguarda sia la consapevolezza nelle scelte personali, che la struttura produttiva del Paese.Avevamo accennato alla situazione dei laureati raccontando della coesistenza di disoccupazione, sovra-istruzione e incapacità delle imprese di reclutare personale. Approfondiremo ora altri aspetti del mismatch e parleremo anche di ITS, istituti post diploma che potrebbero avere un alto potenziale ma che sono ancora scarsamente diffusi.Scegliere l'universitàQuale corso di laurea scegliere per non essere vittima di disoccupazione o mismatch? Secondo Massimo Anelli, economista della Bocconi, i giovani compiono delle scelte di studio che raramente sono sostenute da chiari progetti personali di vita e di lavoro. La decisione della facoltà avviene per lo più in base alle sole preferenze individuali e non è supportata da un percorso di orientamento che metta in luce anche gli esiti lavorativi e retributivi dei diversi indirizzi di studio. I cambi di ateneo o corso di laurea, infatti, sono abbastanza frequenti e riguardano il 9,4% dei diplomati liceali, l'8,9% dei professionali e il 7,1% dei tecnici. Per quali motivi gli studenti cambiano corso? Per insoddisfazione verso le discipline insegnate, soprattutto, ma anche per una valutazione negativa dell'ateneo. Alcuni perché il corso è troppo difficile, altri perché sono stati ammessi alla facoltà a cui non erano riusciti ad accedere in precedenza (Almadiploma, 2020).In base a quanto emerso dallo studio di Anelli, le lauree con maggiore ritorno economico sono, nell'ordine, economia e management, giurisprudenza, medicina e ingegneria. Tuttavia, in comparazione con la Germania, simile all'Italia per struttura produttiva e basso numero di iscritti all'università, nel nostro paese si laureano più giovani in scienze sociali e in discipline artistiche e umanistiche piuttosto che negli indirizzi citati dall'economista.Il mismatch in prospettiva 2020-2024I diplomati del 2018 che si sono iscritti all'università hanno scelto per il 21,2% una facoltà a indirizzo umanistico, per il 19,3% l'indirizzo economico-sociale, per il 17,2% ingegneria o architettura, per il 15,6% un corso scientifico e per il 10,2% il percorso medico. La tesi di Anelli è confermata in termini assoluti, ma la questione è più complessa. Secondo ISTAT, infatti, nel 2018 i laureati tra i 20 e i 34 anni più penalizzati dal mercato del lavoro in termini di over-education possedevano titoli di studio afferenti ai seguenti indirizzi: socio-economico e giuridico (54,4%); umanistico e dei servizi (47,7%); scientifico STEM - Science, Technology, Engineering and Mathematics (34,5%); scienze della salute (attorno al 20%). Ciò significa che anche i laureati in discipline economiche, giuridiche e scientifiche hanno difficoltà a trovare un lavoro in linea con il loro percorso di studio.Non solo universitàDopo il diploma l'università non è l'unica scelta. Una valida alternativa è costituita dagli Istituti Tecnici Superiori (ITS), scuole ad alta specializzazione nate con la vocazione di rispondere alla domanda delle imprese. Gli ITS preparano a professioni altamente qualificate collegate ad aree tecnologiche strategiche, alternando l'esperienza in aula con la formazione in azienda. Il tasso di occupazione dei diplomati ITS è superiore a quello dei laureati: due terzi trovano rapidamente lavoro, spesso nelle imprese che li hanno ospitati durante la formazione, mentre solo il 44% dei laureati risulta occupato a un anno di distanza dal titolo. Tuttavia, questi istituti sono ancora scarsamente diffusi e conosciuti, al punto che vengono scelti da appena l'1,7% di tutti gli iscritti a un corso di studi terziario.Verso la scoperta del paradosso
Quanto incidono, quindi, le scelte formative sulla disoccupazione e sul mismatch? Molto, da un lato, perché è evidente che alcuni indirizzi di studio facilitino l'ingresso nel mondo del lavoro. Meno, dall'altro, quando constatiamo che il disallineamento tra percorsi di formazione e sbocchi occupazionali è alto sia tra i diplomati, sia tra i laureati, indipendentemente dal titolo di studio conseguito.Queste informazioni non sono tuttavia sufficienti per descrivere la vastità dell'argomento. È quindi necessario aumentare le prospettive ed esaminare il fenomeno anche dal punto di vista degli attori economici coinvolti.
Share
© 2020 Verso domani. Tutti i diritti riservati.
Creato con Webnode
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia